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Esercizio fisico nella cardiopatia ischemica

Aggiornamento: 11 ott 2020

È provato che l’esercizio fisico regolare nei pazienti con cardiopatia ischemica cronica aumenta la resistenza allo sforzo, riduce la sintomatologia anginosa e migliora il profilo glucidico, quello lipidico e i valori pressori. La perfusione miocardia è aumentata attraverso meccanismi che conducono a miglioramento della funzione endoteliale e attenuazione dello stress ossidativo vascolare.



Dopo un evento infartuale, o un intervento di rivascolarizzazione, le indicazioni per la ripresa della normale vita di relazione, e l’opportunità di acquisire stili di vita meno aterogeni, hanno un impatto sulla qualità di vita, e sul rischio di futuri eventi cardiovascolari, non inferiore alla prescrizione di terapie convenzionali.

Posso riprendere a fare sport? Posso riprendere a fare sesso? Questo sono alcune delle domande più frequenti che un paziente pone al medico al momento di essere dimesso dall’ospedale.


Durante gli ultimi decenni è stato consistentemente documentato come una scarsa attività fisica preceda la manifestazione di coronaropatia, mentre una regolare attività fisica riduce di circa la metà il rischio di eventi cardiovascolari. Benefici simili si osservano in soggetti già noti per coronaropatia. La metanalisi degli studi clinici di prevenzione secondaria, in pazienti arruolati nel corso di riabilitazione dopo infarto miocardio acuto o dopo rivascolarizzazione, ha dimostrato che l’esercizio fisico riduce la mortalità totale e cardiaca del 27%.

Dopo un evento ischemico, i pazienti sono spesso ansiosi riguardo alla ripresa dell'attività fisica, allarmati dal grado di affaticamento prodotto e, sebbene questa facile affaticabilità sia spesso il risultato di una mancanza di allenamento, essa è erroneamente interpretata come l'evidenza di un danno cardiaco permanente

Dopo un evento ischemico, i pazienti sono spesso ansiosi riguardo alla ripresa dell’attività fisica, allarmati dal grado di affaticamento prodotto e, sebbene questa facile affaticabilità sia spesso il risultato della perdita o della mancanza di allenamento, essa è erroneamente interpretata come l’evidenza di un danno cardiaco permanente.

 
 
 

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Dr. Domenico Nobile

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